- Per compiere il mio dovere verso Dio e verso il mio Paese
- Per aiutare gli altri in ogni circostanza
- Per osservare la Legge scout».
Di cambiato nello scoutismo c’è appunto una crescente distanza tra «teoria e «pratica».Come dimostra l’indagine, infatti, la fede, l’impegno e la responsabilità sono valori non sempre realizzati nella vita quotidiana degli scout. La purezza non sembra più molto in voga, anche se il loro simbolo resta il giglio scolpito nell’arco della Cappella dei Lanaioli, nella chiesa di Sant’Agostino a Genova. Eppure nello statuto l’Agesci si definisce «occasione per i ragazzi di ricevere un annuncio di fede» e si impegna a proporre «in modo esplicito ai ragazzi, con il metodo e la spiritualità che caratterizzano lo scoutismo, l’annuncio di Cristo affinché si sentano personalmente interpellati da Dio e gli rispondano secondo coscienza». Il percorso scout, che parte dagli 8 anni con i gruppi dei lupetti e delle coccinelle, prosegue con gli esploratori e le guide, dai 12 ai 15 anni, e poi con i rover e le scolte fino ai 19 anni. Dal gioco, all’avventura, all’approfondimento si sviluppa un percorso che porta alla scelta di «servizio agli altri». Gli scout sono presenti nei Consigli e nelle Commissioni pastorali. Nelle parrocchie hanno soprattutto il compito di avvicinare i ragazzi che, senza lo scoutismo, non frequenterebbero la chiesa. Una missione esplicitata da Giovanni Paolo II in vari messaggi di incoraggiamento a essere di frontiera, «a portare un annuncio del Vangelo anche a ragazzi che magari non avrebbero frequentato autonomamente altre situazioni vicine alla parrocchia». Nel vademecum per i capireparto dei campi nazionali Agesci è sintetizzato il fine dello scoutismo e, dunque, anche la possibilità di un fallimento educativo: «A noi capi non è richiesto di essere psicologi o sociologi, quanto piuttosto di vivere una relazione vera, profonda ma non assoluta con i nostri esploratori e guide». Una relazione che «non si sostituisca a quelle istituzionali, ma che sia chiara, capace di dare senso, di orientare il sentiero di ciascun ragazzo senza scegliere al loro posto». Incluso, perciò, il rischio di sbagliare.

